Non è facile raccontare i Giochi Olimpici. Non è facile raccontare le emozioni delle atlete. Atlete vincenti. Le nostre atlete vincenti.
Dopo una cerimonia di apertura a opera di Petrecca che non ha avuto alcun senso del giornalismo, della cura e del rispetto per lo sport e le sue protagoniste, ci stanno pensando le nostre donne dello sport, le nostre campionesse, a rendere vero, degno di nota ed emozionante Milano Cortina 2026.
LA PRIMA VOLTA DELL’HOCKEY
Si parte con l’Hockey. Le azzurre hanno infatti ottenuto, per la prima volta nella storia della Nazionale, la prima vittoria di un match olimpico, battendo la Francia 4-1. Un’emozione indescrivibile, assieme ad altrettante immagini indescrivibili di gioia e orgoglio. E davanti ai 9.356 spettatori della Milano Santagiulia Ice Hockey Arena. «Tante emozioni in questa vittoria, ma ci abbiamo sempre creduto. È un testamento del duro lavoro fatto con la squadra, in spogliatoio sapevamo di poter fare un esordio del genere» ha raccontato la capitana della Nazionale Nadia Mattivi, tramite la Federazione. La strada non sarà facile, ma la storia comunque è stata scritta.
AZZURRE SUL GHIACCIO VELOCI COME IL VENTO
Cominciamo dal primo oro in assoluto per l’Italia conquistato da Francesca Lollobrigida. Nel giorno del suo 35° compleanno, l’azzurra dello short track ha ottenuto, nei 3000m, non solo la medaglia d’oro ma anche il record olimpico con il tempo di 3:54.28. Inoltre, potremmo dire che ha “completato” l’incetta di podi con l’argento (sempre nei 3000m) e il bronzo (nella mass start) ai Giochi di di Pechino 2022. Un’atleta a tutto tondo. E che non si ferma: come dimostra anche la vittoria dorata nei 5000m. Lollobrigida, che è già campionessa del mondo proprio dei 5000m, ha confermato la sua supremazia.
Rimanendo sul freddo ghiaccio da calcare con i luccicanti pattini da velocità, è necessario segnalare un altro oro, quello della staffetta mista formata da: Arianna Fontana, Arianna Sighel, Elisa Confortola, Chiara Betti, Thomas Nadalini, Pietro Sighel e Luca Spechanhauser. Ne mancava una sulla pista, ma presente sugli spalti, Martina Valcepina. Anche lei ha meritato il gradino più alto per cui ha contribuito a raggiungere. Lei, caduta nel corso dei quarti di finale dei 500 metri agli Europei di short track di gennaio, fratturandosi tibia e perone della gamba destra. Ma su quel podio comunque c’è stata, anche consegnando il vessillo olimpico agli alpini durante la cerimonia di apertura del 6 febbraio. Simbolo di forza e amore per lo sport.
Arianna Fontana merita un plauso a parte. Lei che si è guadagnata 13 medaglie in 6 Olimpiadi: 3 ori, 5 argenti e 5 bronzi. Tutto è iniziato con Torino 2006, quando salì sul terzo gradino del podio a 15 anni con la staffetta. Da allora, non è scesa più.
Un bronzo che non si dimenticherà facilmente è sicuramente quello ottenuto da Charlene Guignard, Sara Conti e Lara Naki Gutmann che, insieme a Niccolò Macii, Marco Fabbri, Daniel Grassi e Matteo Rizzo, hanno emozionato la Milano Ice Skating Arena con la vittoria di squadra nel pattinaggio di figura.
Altro bronzo di grande peso appartiene al curling. Stefania Constantini, ancora una volta, non si è smentita seppur con un po’ di amarezza per la corsa all’oro bis. In ogni caso, rimane l’atleta che, assieme al collega Amos Mosaner, aveva consegnato il primo oro all’Italia nel doppio misto di curling a Pechino 2022, oltre ai Mondiali dello stesso anno. Non si sarà ripetuta, ma di certo rimane vincente e combattiva, anche fuori dal campo. Infatti sono da segnalare le sue dichiarazioni, o meglio, la dedica del bronzo alla compagna di squadra Angela Romei, quest’ultima esclusa alla vigilia dell’apertura dei Giochi, nonostante il ricorso, rigettato, al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS), in merito alla sostituzione con Rebecca Mariani figlia del DT della Nazionale.
Sul ghiaccio splende anche il doppio di slittino femminile, che debutta alle Olimpiadi come specialità, con lo storico oro della coppia formata da Andrea Vötter e Marion Oberhofer. Un oro desiderato e preparato, lavorato, allenato. Le già due volte campionesse del mondo di specialità hanno solo affinato ancora di più la tecnica, credendoci fino alla fine del budello. Un evento che ha una doppia valenza per le donne poiché, per ben 62 anni, questa specialità era solo a partecipazione olimpica maschile.
LA NEVE NEL CUORE DELLE AZZURRE
Potremmo definirlo “l’oro della tigre”. Una tigre che ruggiva e che, un anno fa, era stata costretta a fermarsi a non poter più agguantare la sua preda. La vittoria. Eppure, quella tigre, zampata dopo zampata ha ricominciato a correre e, di nuovo, a ruggire. Federica Brignone è la tigre. Dopo 10 mesi da quel terribile infortunio che l’aveva costretta a dubitare di sé e della continuazione della sua già meravigliosa carriera, ha ottenuto l’oro nel super G di sci alpino. Non c’è molto da dire se non elencare le sue “prede”: 4 medaglie olimpiche (1 oro, 1 argento e 2 bronzi), 5 mondiali (2 ori, 3 argenti), 8 Coppe del mondo e 85 podi in totale.
A farsi sentire forte e chiaro è stata Sofia Goggia. Il bronzo nella discesa libera di sci alpino è stata una vera e propria liberazione. Dalla pressione di tutto e di tutti. E conquistando anche un record: nessuna atleta aveva mai collezionato tre medaglie consecutive nello stesso evento. Parliamo dell’oro a PyeongChang 2018 e dell’argento a Pechino 2022.
«È una medaglia olimpica, mi dispiace ma non so proprio cosa aggiungere» è una frase semplice ma carica di emotività. A pronunciarla è stata Lucia Dalmasso che ha conquistato uno storico bronzo nello slalom gigante parallelo di snowboard, sbloccando una vittoria ferma dal 2002: ovvero dal bronzo di Lidia Trettel a Salt Lake City. Dalmasso ha riavviato un trionfo olimpico, confermando però la sua bravura: già due volte campionessa mondiale.
In questo ciclo di vittorie azzurre, Lisa Vittozzi e Dorothea Wierer ottengono il loro spazio. E lo fanno con l’argento nella staffetta mista di biathlon assieme a Tommaso Giacomel e Lukas Hofer. Una gioia condivisa, una dimostrazione di potenza e grande atletismo. Una vittoria da vera squadra.
LA CONSIDERAZIONE DELLE MESTRUAZIONI. ANCORA UN TABÙ?
Nella prova individuale, Dorothea Wierer è arrivata quinta nei 15 km di biathlon commettendo un solo errore al tiro e soprattutto le mestruazioni a complicare la prova. «La giornata è stata un po’ difficile per me, ho fatto una fatica bestia sugli sci, soprattutto dal terzo giro in poi. Perché? Sapete, purtroppo per noi donne, una volta al mese è così. Sapevo che oggi sarebbe stato difficilissimo. Bisogna soffrire e basta, nei prossimi giorni starò meglio» ha commentato l’azzurra in conferenza stampa. Se ancora oggi le mestruazioni sono un tabù, purtroppo lo sono anche nel mondo sportivo. Ma è un dato di fatto, oggettivo e che può compromettere la prova di un’atleta. Fortunatamente, le atlete iniziano a parlare più apertamente – la prima fu Federica Pellegrini a Rio 2016 – lottando affinché le mestruazioni vengano considerate nei programmi di allenamento e di gare. Non è una giustificazione, è fisiologia. Si lotta per le medaglie, ma si lotta anche per i diritti.