Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (dal 9 al 14 gennaio 2023) | Giulia
Top

Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (dal 9 al 14 gennaio 2023)

Una settimana di notizie sui media: come e quando si parla di donne? GiULiA prosegue con il suo osservatorio su giornali e web in ottica di genere

Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (dal 9 al 14 gennaio 2023)
Preroll

Paola Rizzi Modifica articolo

15 Gennaio 2023 - 15.41


ATF

Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, Il Messaggero, L’Avvenire, Domani, il Fatto quotidiano, Il Manifesto, Il Sole 24 ore, Qn, La Verità, La Gazzetta dello Sport, Tuttosport

Settimana dal 9 gennaio al 14 gennaio
Firme in prima pagina: 814 uomini, 228 donne
Editoriali e commenti: 154 uomini e 18 donne
Interviste:  209 uomini e 71 donne

Buon anno. Partiamo con questa prima rassegna del 2023 dedicando la foto alle “donne Alfa”, come le ha definite il politologo Gianfranco Pasquino su Domani commentando l’incontro tra Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni. La foto delle due leader è stata ripresa da tutti i giornali, così come quella di Roberta Metsola presidente del parlamento europeo, alle prese con lo spinoso affaire Qatargate. Un altro volto ricorrente della settimana quello di Elly Schlein, assieme a Paola De Micheli una dei 4 concorrenti alla guida del Pd, presente in diverse interviste. Non c’è dubbio che il protagonismo politico femminile, rispetto a stagioni passate, segni un certo cambio di passo sui giornali, per forza di cose. Anche se le nostre statistiche non cambiano, anzi peggiorano per esempio riguardo agli editoriali, dove i punti di vista femminili questa settimana sono state solo l’11%. Ha effetti abbastanza comici l’incertezza del Giornale sull’identità di genere di Meloni, che a seconda delle giornate e dei giornalisti viene indicata al maschile o al femminile. Sul fronte opposto, per tornare ai numeri, è interessante notare come l’ampio dibattito di Repubblica sulle idee per il futuro del Pd e della sinistra, che quotidianamente ospita contributi di intellettuali, attivisti, politici, veda al 14 gennaio 78 interventi di uomini e 18 di donne. Comunque da qui al congresso ci sarebbe ancora tempo per un riequilibrio.

Maternità

Essere o non essere madri e come bisogna esserlo è uno dei temi della settimana. Non volerlo essere costituisce ancora un problema, pare. Lo si deduce dall’intervista su Repubblica a Federica Pellegrini: quando dice che di un figlio per ora non se ne parla e c’è da aspettare, Alessandro Retico chiede preoccupato: «Quanto? Ci sarà pure il progetto di un figlio?», costringendo così Pellegrini a ribadire che non è nelle sue priorità, che sono invece occuparsi di  sport, dove, lamenta, ci sono poche figure apicali femminili di riferimento e denuncia il tabù del ciclo mestruale di cui le atlete fanno ancora fatica a parlare perché l’ambiente non è favorevole. Stesso tipo di domanda e stessa risposta tranchant è quella posta alla grandissima tennista Lea Pericoli sul Corriere. Gaia Piccardi le chiede: «Perdoni l’indelicatezza, non avere avuto figli è stata una scelta?»  e lei sbrigativa «avevo altre cose da fare».

Se la maternità non desiderata è sempre giudicata, non va meglio per chi madre lo vuole essere. Come Clarissa Ward, inviata della Cnn in Ucraina, incinta di 5 mesi del terzo figlio, che per questa scelta è stata molto criticata. Monica Maggioni, direttrice del Tg1 dice a Repubblica che lei non ci sarebbe andata.

Clarissa Ward sul suo profilo twitter

La Ward, una delle più grandi reporter di guerra, è intervistata sulla Stampa da un’altra grande inviata, Francesca Mannocchi,  la quale ricorda di quando lei stessa, incinta di 5 mesi in Libia, si trovò coinvolta in un attacco. La Ward, che ha altri due figli, si è già trovata sul campo di battaglia in attesa. Il tema, dicono entrambe, è trovare un punto di equilibrio tra il fare il proprio lavoro e le cautele che comporta la maternità. Come sempre. Ward sottolinea come la maternità l’abbia spinta ad essere più empatica con le persone normali nelle zone di guerra: «Per molto tempo la prospettiva dominante sulla guerra era maschile e questo è dannoso, lo sguardo delle donne e delle madri ha portato una prospettiva differente. Siamo madri che lavorano esposte al pericolo e al dolore di altre madri che lottano ogni giorno per mettere in salvo i loro figli». «Alla fine ho capito-aggiunge- che per essere la migliore madre possibile devo essere chi sono. Penso anche che i nostri colleghi che sono padri vivano lo stesso dolore (stare lontano a lungo dai propri figli ndr) non abbiamo il monopolio del dolore, noi affrontiamo molti più giudizi ma almeno ne parliamo».

Sul rapporto maternità-lavoro Avvenire racconta due storie promettenti: quella di Lorena Piras, 31 anni, di Macomer, segretaria da gennaio 2022 in una piccola impresa di manutenzione, che ha firmato un contratto a tempo indeterminato poco dopo aver annunciato la sua terza maternità. «Non potevo crederci . Devo ringraziare il mio titolare (Mirko Manca 33 anni ndr) ma so che non è così per tutte, anzi». E a Treviso addirittura la Provincia ha inserito la gravidanza come titolo di preferenza nei concorsi di propria competenza.

MeToo e violenza di genere

Un altro tema della settimana è il MeToo nostrano: Repubblica ha fatto propria la campagna dell’associazione Amleta che denuncia le molestie sessuali nel mondo dello spettacolo. Iniziativa ripresa anche dal giornale cugino la Stampa. Molte attrici intervistate denunciano le molestie e ricatti sessuali nella loro carriera, senza che nessuna abbia mai denunciato o faccia nomi nemmeno adesso, per la paura del discredito che colpisce le donne che fanno queste accuse, come dice la cantante attrice Angela Baraldi. Sul piano pratico la campagna ha portato ad una promessa vaga del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano di tagliare i fondi alle aziende dove si verificano abusi (verificati come?), all’impegno più concreto della parlamentare pd Valeria Valente per introdurre uno specifico reato di molestia sessuale nei luoghi di lavoro, oggi assorbita dal reato di violenza sessuale. Nell’ultima legislatura, spiega Valente a Repubblica, si era arrivati a un testo unico, ma alla vigilia di andare in aula, per l’opposizione della Lega l’iter si è bloccato. Ma Valente ha già ripresentato, lo scorso 25 novembre, un nuovo disegno di legge. Un’altra proposta è quella di istituire l’intimacy coordinator in voga a Hollywood per vigilare sulla correttezza dei set. Cosa che però non risolve i problemi di ricatti sessuali. Molto irato il commento di Linda Laura Sabbadini su Repubblica in cui augura a tutti i maschi predatori italiani di finire come Weinstein, con una curiosa postilla: L’intervento dell’autrice è a carattere personale. Una presa di distanza della direzione editoriale.

A proposito di predatori o presunti tali i giornali si sono divisi sul caso Kevin Spacey, a Torino per tenere una lezione e ricevere un premio, inopportuno per alcuni, perché l’attore scagionato negli Usa, ha ancora in corso un processo nel Regno Unito. Ma per altri vale il garantismo e la presunzione di innocenza. Chiara Clemente sul Quotidiano Nazionale commenta questa storia assieme ad un’altra che ha fatto molto discutere, quella dell’opuscolo distribuito a Cividale del Friuli nelle scuole, con la “ricetta” per evitare molestie e stupri e consigli di comportamento alle ragazze quali evitare di ammiccare ad uno sconosciuto o indossare gonne troppe corte e gioielli vistosi. Per Clemente sono due facce dello stesso problema, il perdurare della percezione che i reati sessuali appartengano alla sfera privata delle vittime. Angela Napoletano su Avvenire racconta di due high school del Regno Unito che vietano ogni tipo di contatto fisico tra adolescenti e relazioni romantiche. «Vogliamo che tuo figlio a scuola – si legge nella lettera di Hylands School di Chelmsford ai genitori – si concentri sull’apprendimento e non sia distratto da problemi relazionali». Secondo l’ editorialista del Telegraph Jemima Lewis che ha sollevato il caso la sterzata rigorista nasce in risposta ai casi di violenza sessuale tra i teenagers.  La scuola rinuncia così ad accompagnare i ragazzi nell’esplorazione delle emozioni e li espone a rischi maggiori.

Racconta invece il Manifesto che in Spagna si sono verificati 4 femminicidi in 24 ore, dopo gli 11 di dicembre in cui il 50% delle vittime aveva sporto denuncia. Per questo il Comitato di crisi ha deciso di mettere sotto sorveglianza non più le donne ma gli aggressori monitorando con il braccialetto elettronico i loro spostamenti.

Sul tema violenza di genere ha scatenato le solite reazioni contrastanti, soprattutto sui social, l’ultima iniziativa di Chiara Ferragni che ha deciso di devolvere il compenso di Sanremo all’associazione DiRe contro la violenza. Accusata di fare marketing con la beneficenza, per esempio da Selvaggia Lucarelli, è invece difesa da Giulia Blasi che su Valigia Blu sottolinea come il vero problema sia il costante definanziamento dei centri antiviolenza in Italia. Quindi un grazie all’imprenditrice Ferragni, che comunque intanto ha festeggiato i 28 e passa milioni di follower su Instagram, alla faccia dei giornali e dei loro lettori in fuga.

Lavoro

Abbiamo le casalinghe più istruite d’Europa. Lo scrive sul Sole24 ore Monica D’Ascenzo a proposito del fatto che un terzo delle giovani italiane ha una laurea e i maschi solo il 20 %, ma l’Italia ha uno dei tassi europei più bassi di occupazione femminile: nel 2013 Bankitalia diceva che se si arrivasse al 60% di occupazione femminile il pil crescerebbe del 7%, 10 anni dopo siamo al 51,2% (Istat), il 18,2 % in meno di quella maschile (in Spagna 57%, Francia 62% Germania 73%). D’Ascenzo suggerisce poi di non usare più la parola inattive (43%) per le donne perché di solito fanno lavoro di cura non pagato, altro che inattive. Sempre il Sole in un rapporto sui bancari rivela che la metà è donna ma tra i dirigenti sono solo il 20%. Risalgono poi nei board degli istituti quotati in borsa grazie alla legge Golfo Mosca che ha fissato delle quote, ma ridiscendono nei gruppi non quotati.  Risibili, sottolinea anche il Sole, le spiegazioni riportate in un report di Assopopolari (istituti non quotati) sul perché il 33 % di donne nei board non si può fare: non ci sarebbero abbastanza candidate, si prevede un impatto negativo sulle performance e infine non ci sarebbero donne non per discriminazione ma perché loro preferiscono la famiglia. Che fatica

Sport e farfalle

E’ stata la settimana delle farfalle spezzate, con l’allenatrice Emanuela Maccarini, sospesa da direttore tecnico delle ginnaste italiane ma rimasta allenatrice con decisione pilatesca del Consiglio federale, che ha detto la sua in una lettera al Quotidiano Nazionale e in un’ intervista sul Corriere in cui nega tutte le accuse e ritiene di essere attaccata perché è una donna potente.

Il post su Instagram della capitana delle ginnaste Alessia Maurelli

Le sue accusatrici intervistate hanno tenuto il punto ma le ragazze che fanno parte della squadra attuale hanno deciso di non farsi più chiamare farfalle perché «il termine è un collegamento diretto e inevitabile a violenze e abusi».   D’ora in poi saranno ma guerriere o fenici. In un pezzo sulla Stampa si condanna la scelta delle ex farfalle di pubblicare anche una foto collettiva con il dito medio, poi cancellata.
Lo sport femminile trova qualche spazio sui giornali tra il documentario sulla calciatrice Sara Gama e le imprese sportive delle sciatrici Sofia Goggia e Mikaela Shiffrin che a soli 28 anni ha raggiunto il traguardo delle 82 vittorie e si appresta a superare il record di Stenmark. Segno dei tempi: nell’album delle figurine Panini fa il suo ingresso tutta la serie A femminile. 


Altre cose

Ha dominato le pagine dei giornali la vicenda di Emanuela Orlandi dopo la decisione del Vaticano di riaprire l’inchiesta sulla scomparsa della ragazza 40 anni fa. In un’intervista sul Quotidiano Nazionale la sorella di Mirella Gregori chiede che sia riscritta anche la vicenda dell’altra quindicenne romana anche lei sparita misteriosamente nel 1983. Molte le interviste ai protagonisti di allora sui depistaggi.

Sull’Iran anche questa settimana moltissime tragiche testimonianze ma al tema diamo conto indirettamente con l’intervista sulla Stampa a Hajar Boudra che probabilmente sarà la prima magistrata italiana con il velo: a Verona è tirocinante da viceprocuratrice e racconta pregiudizi e discriminazioni per il suo hijab ma difende il diritto delle donne iraniane a scegliere liberamente della loro vita.

Infine una storia dal mondo in transizione: su Domani Valeria Palermi traccia un ritratto dell’imprenditrice thailandese Anne Jakkapong Jakrajutatip, la terza persona transgender più ricca del pianeta.

A sinistra Anne Jakkapong Jakrajutatip (Instagram)

L’ ultima e importante acquisizione di questa magnate asiatica è Miss Universe Organization (Muo) da poco comprata per 20 milioni di dollari. Anne cambierà le regole, facendo partecipare al concorso anche donne trans e sposate. Inclusione è la parola chiave per questa persona sicuramente geniale, con una storia appassionante e contrastata, che oggi rappresenta l’ ascesa del potere queer in Thailandia. Un’ascesa in linea con quanto succede in tutta l’ Asia, dove la ricchezza detenuta dalle donne sta aumentando vertiginosamente : le miliardarie, secondo Nikkei Asia sono passate da 13 nel 2010 a 92 quest’anno. Voce baritonale, a dispetto di un aspetto molto femminile e raffinatissimo, quando ancora si chiamava Andrew Anne è stata bullizzata e abusata a scuola. Fuggita in Australia lì ha iniziato la sua transizione, non solo fisica ma anche professionale, diventando CEO di una compagnia di distribuzione di film che nel tempo ha trasformato in un gigante mediatico. Diventata ricca, ha sostenuto fortemente il Gender Recognition Bill che riconoscerebbe i diritti delle identità non binarie. Ha trovato anche il modo di farsi una famiglia: ha un compagno inglese e due figli nati dal suo seme (congelato prima del cambio di sesso) e donazione di ovuli con maternità surrogata. Nel suo futuro forse la politica, magari come consigliera o prima ministra.

Questa rassegna stampa è frutto del lavoro di squadra di Caterina Caparello, Gegia Celotti, Barbara Consarino, Laura Fasano, Paola Rizzi, Luisella Seveso e Maria Luisa Villa.  

Native

Articoli correlati