Sui media il femminicidio delle donne anziane è minimizzato. I dati del rapporto Step | Giulia
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Sui media il femminicidio delle donne anziane è minimizzato. I dati del rapporto Step

Presentato il rapporto dell'Osservatorio Step della Sapienza a cui partecipa fin dalla fondazione anche GiULiA giornaliste. Segnali di miglioramento nella narrazione dei media della violenza di genere ma c'è ancora molto da fare.

Sui media il femminicidio delle donne anziane è minimizzato. I dati del rapporto Step
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Francesca Forleo Modifica articolo

27 Novembre 2025 - 19.11


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Dal 2017, anno del Manifesto di Venezia e del primo Rapporto Step, la narrazione dei media su femminicidi e violenza di genere è migliorata, non si parla quasi più di “raptus” o di “troppo amore” per giustificare gli aggressori ma c’è ancora molta strada da fare, soprattutto quando le vittime sono donne anziane e/o disabili. Lo dice l’ultimo rapporto sui primi sei mesi del 2025 sul contrasto a stereotipi e pregiudizi nella rappresentazione della violenza contro le donne dell’Osservatorio Step Ricerca e Informazione dell’università Sapienza di Roma. Presentato nella mattinata del 26 novembre, alla Federazione nazionale della stampa il monitoraggio ha incluso 26 testate nazionali e 2.324 articoli di cronaca pubblicati sui principali giornali.

La presentazione del rapporto.

«La parità di genere – ha sottolineato Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, nel suo saluto introduttivo – passa anche dal contratto di lavoro delle giornaliste e dei giornalisti italiani. Il peso della crisi di questi anni lo abbiamo subito più noi giornaliste che i colleghi. Anche in questo senso lo sciopero del 28 novembre è un appuntamento importante. Come la libertà, anche i diritti sociali non sono mai da considerare come acquisiti: bisogna lottare».

La presidente di GiULiA Giornaliste, Serena Bersani, da poco rieletta dall’assemblea nazionale dell’associazione, ha ricordato le cronache del caso del Circeo per sottolineare l’evoluzione delle sensibilità nelle narrazioni della violenza, anche dal punto di vista iconografico. «La mia battaglia sulle immagini è ancora aperta, perché continuiamo a vedere foto che non vanno bene delle donne vittime di violenza».

Mara Pedrabissi, presidente della commissione pari opportunità della Fnsi, ha precisato: «Da tre anni abbiamo attivato l’osservatorio con l’Università La Sapienza per monitorare la stampa. Abbiamo il dovere di raccontare la violenza di genere in modo corretto e dal Manifesto di Venezia del 2017 ad oggi sono stati fatti passi avanti, ma molta strada è ancora da fare».

Sono intervenute inoltre Elisabetta Cosci (Cpo consiglio nazionale Odg) e Monica Pietrangeli (Cpo Usigrai).

Chi scrive di violenza: le testate analizzate

I quotidiani che hanno condiviso il maggior numero di articoli sui casi di violenza nei confronti delle donne sono Il Messaggero (8,43%), Il Giorno (8,22%), La Gazzetta del Mezzogiorno (7,92%) e La Nazione (6,67%). Seppure i maltrattamenti familiari siano il 51,7% dei casi registrati dalla polizia, seguiti dagli atti persecutori (34,3%) e dalle violenze sessuali (13,7%) il racconto sulla stampa è soprattutto concentrato sui femminicidi.

I dati dell’Osservatorio Step

Il dato principale è che a fronte di un 50% per cento di reati di violenza domestica contro le donne registrati dalle forze dell’ordine – nel rapporto sono riportati dati della polizia di Stato – solo il 16% degli articoli ne parla, spesso in relazione ad altri reati: specialmente i femminicidi di norma preceduti da violenze e abusi tra le mura di casa. Confrontando i dati dello scorso anno, la proporzione non è salita. Da qui, l’appello della presidente di Step, la sociologa della Sapienza Flaminia Saccà, a sviscerare di più il tema sulle pagine dei giornali.

Se l’aggressore ha le chiavi di casa

Il rapporto sottolinea che la vittima conosce il suo aggressore in circa il 98% degli articoli e a commettere violenza sono i partner, mariti, ex e familiari nel 75% dei casi. l monitoraggio include un focus sulle violenze su bambine/giovanissime e sulle anziane e disabili. Mimma Caligaris, della Cpo Fnsi, ha evidenziato che «i dati Istat rivelano che gli abusi sulle giovanissime dal 2014 a oggi sono raddoppiati».

I casi eclatanti

Nel 56% degli articoli analizzati, è il partner o marito a commettere violenza. Tra i casi che hanno avuto più copertura mediatica vi sono il femminicidio di Giulia Cecchettin, con focus sul processo a Filippo Turetta, il duplice femminicidio (madre e figlia) di Villa Pamphili a Roma, il femminicidio della quattordicenne Martina Carbonaro ad Afragola, della studentessa della Sapienza Ilaria Sula: un caso, questo, dove l’università (guidata da una donna, la rettrice Antonella Polimeni) si è costituita parte civile per stare accanto alla famiglia.

Quando a molestare è un collega

Nel 4% di violenza nelle relazioni lavorative, l’abusante è principalmente un collega o ex collega. Per quanto riguarda la violenza da parte di un collega o ex collega, 20 articoli sui 64 registrati, riguardavano il caso di Gerard Depardieux. Per quanto riguarda le violenze dei datori di lavoro, un terzo degli articoli fanno riferimento al bacio non consensuale del presidente della Federcalcio spagnola, Luis Rubiales, alla calciatrice Jenni Hermoso.

Le voci degli offender

In termini assoluti, il 68% degli articoli riporta in modo diretto (tramite il virgolettato) o indiretto la voce di esperti, autorità giudiziarie, testimoni: il 47% dà voce alla vittima, il 47% all’aggressore (o offender).

Nel 47% dei casi che danno anche o solo voce alla vittima o ai suoi familiari, solo il 16% dà spazio ai legali della persona offesa o scomparsa. Ma nel 76% degli articoli in cui parlano anche o soltanto gli aggressori e i loro rappresentanti, lo spazio dato ai legali quasi raddoppia: arrivando al 30%. 

«Di norma la stampa tende a dare più voce alla parte dell’aggressore e ai suoi legali contribuendo al cosiddetto fenomeno himpaty (ndr him-empathy, incrementare l’empatia verso l’autore della violenza) che sottrae vicinanza alla vittima e questo è ancora lo scoglio più duro» ha spiegato Flaminia Saccà. Il monitoraggio Step include un focus sulle violenze su bambine/giovanissime e sulle anziane e disabili.

Il focus sulle donne più giovani

A commettere violenza nei confronti delle bambine e delle giovanissime è soprattutto il padre (84% degli articoli) e la narrazione risulta più corretta e meno caratterizzata da stereotipi e linguaggio ‘deresponsabilizzante’ nei confronti dell’aggressore. Quando invece le vittime sono donne in età matura o con disabilità c’è ancora molta strada da fare. In caso di violenza su donne malate/disabili, si tratta per lo più di femminicidi (42%) seguito da violenza sessuale (31%) e lesioni personali (28%).

Le donne anziane

«In questi casi purtroppo l’empatia verso l’aggressore sale ai massimi livelli, – ha sottolineato Saccà -. Una vittima giovane come Giulia Cecchettin ha profondamente inciso nel cambiare la narrazione sui media ed ha obbligato il paese a guardare questo tipo di fenomeni ma questo non vale verso le donne più grandi, anziane e malate dove si tende ad empatizzare con il loro aggressore che viene ad esempio descritto come un anziano innamorato che libera la vittima dalla sofferenza per amore».

La polizia al servizio delle cittadine

«La parola fondamentale è la prevenzione, bisogna parlarne di più e dappertutto. Nelle università e nelle scuole si deve approfondire la cultura di genere e del rispetto facendo tutti la nostra parte come intera società» ha detto Maurizia Quattrone, vice questora della polizia di Stato ricordando l’app della polizia YouPol che permette di lanciare allarmi in modo anonimo.

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