Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (dal 5 al 10 gennaio 2026) | Giulia
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Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (dal 5 al 10 gennaio 2026)

Una settimana di notizie sui nostri media: come e quanto si parla di donne? E quante sono le donne a scrivere del mondo. GiULiA prosegue con il suo osservatorio sui giornali in ottica di genere.

Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (dal 5 al 10 gennaio 2026)
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11 Gennaio 2026 - 13.12


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Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, Il Messaggero, L’Avvenire, Domani, il Fatto quotidiano, Il Sole 24 ore, Qn, Il manifesto, Libero, La Verità, La Gazzetta dello Sport, Tuttosport, Il Corriere dello sport con uno sguardo al web

Dal 5 al 10 gennaio 2026
Le firme in prima pagina uomini 1010, donne 348
Editoriali commenti analisi: uomini  154 , donne  41
Le interviste: a uomini 225, a donne 69

SUI GENERIS DIVENTA UN LIBRO

La prima rassegna stampa del 2026 presenta alcuni dati positivi: un indubbio protagonismo politico femminile a livello nazionale e internazionale, da Meloni alla venezuelana Delcy Rodriguez alla danese Mette Frederiksen, pur in uno scenario globale di politica “Bro“, con alcune cadute di stile, come la riunione monogenere dei capigruppo regionali campani, a cui abbiamo dedicato la foto di apertura. Da registrare anche la prima mancata applicazione del nuovo reato di femminicidio nel caso di Aurora Livoli. Sul fronte dei numeri registriamo alcuni dati notevoli come Libero che mercoledi 7 ha avuto pari firme in prima pagina tra uomini e donne e il Manifesto nello stesso donne più donne che uomini. Di seguito un’infografica di questa rassegna che abbiamo realizzato con l’Ai.

Meloni day

La conferenza stampa di inizio anno di Giorgia Meloni, l’unica in 365 giorni, è diventata uno specchio quasi perfetto delle diverse anime del giornalismo politico italiano, che racconta la premier di volta in volta sicura e padrona della scena, nervosa e sulla difensiva, oppure abilmente impegnata a spostare l’attenzione dai problemi reali verso i suoi terreni di scontro preferiti. Per Domani, la conferenza è soprattutto l’ennesima prova di una leadership che vive di propaganda e vittimismo. Nell’editoriale di Emiliano Fittipaldi la premier viene descritta come “tirata e nervosa”, incapace di fare autocritica e pronta a scaricare su altri – magistrati e stampa in primis – le responsabilità delle difficoltà del Paese. Il giornale insiste sul tono aggressivo verso i giudici e sull’attacco diretto a testate come Domani e Fanpage, impossibilitate a replicare, leggendo in questo atteggiamento un riflesso di una cultura politica populista e illiberale. Sulla stessa linea il Manifesto, che apre con una foto simbolica e il titolo “Fumo e fiamma”. Secondo il quotidiano, Meloni trasforma l’unica conferenza stampa annuale in una cerimonia solenne, costruita come un set in cui la premier celebra se stessa, lancia la campagna referendaria sulla giustizia e rivendica successi economici poco riscontrabili nella vita reale. Insomma una “fiction di governo” che può reggere solo finché non si introducono temi concreti come salari, lavoro e condizioni materiali. Il Fatto Quotidiano parla apertamente di una Meloni “trumpiana”: una premier che usa la sicurezza come parola d’ordine, attacca le toghe, rassicura gli alleati e guarda già alle elezioni del 2027. E legge l’intera conferenza come una lunga messa in scena elettorale. Repubblica sceglie un registro più ironico ma altrettanto critico: parla di uno “show anti-toghe” durato tre ore, quasi “alla Fidel Castro” con  Meloni sicura quando attacca i magistrati, ma molto più in difficoltà su economia, salari, sanità e giovani in fuga dall’Italia. Le numerose foto con smorfie e posture marcate contribuiscono a restituire l’immagine di una premier costantemente sotto pressione. Su un piano più analitico Corriere della SeraLa Stampa e Il Sole 24 Ore. Il Corriere osserva come la premier utilizzi il personale come politico, richiamando parole e concetti del femminismo degli anni Settanta, ma senza rinunciare a una postura di scontro, soprattutto quando si tocca la sua vita privata. La Stampa offre letture diverse: Alessandro De Angelis sottolinea la gestualità “cattivista” e le frizioni con il Colle, mentre Flavia Perina nota una leader meno urlata del passato e più attenta a prendere le distanze, quando serve, da Donald Trump. Lina Palmerini su Il Sole 24 Ore, infine, interpreta l’attacco ai magistrati sul tema della sicurezza come una mossa politicamente razionale: trasformare un referendum complesso in una battaglia semplice e comprensibile sull’asse sicurezza-giustizia. Libero e Il Giornale raccontano la conferenza come un trionfo. Libero apre con “Giorgia svela il piano per il 2026”, parla di agenda di fine mandato, meno tasse e più sicurezza, e trasforma i botta e risposta con i giornalisti in dimostrazioni di forza. Il Giornale dedica tre pagine e una vera e propria fotogallery alla premier, presentandola come una leader che detta i tempi della politica e guarda già alle prossime elezioni.

Il tema della giustizia porta in primo piano Giulia Bongiorno, relatrice leghista del disegno di legge sul consenso e violenza sessuale. Qui il contrasto tra testate è netto: Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore seguono con attenzione tecnica il compromesso proposto da Bongiorno sul consenso che non deve essere solo “libero e attuale”, com’era nella prima versione contestata dalla Lega, ma anche “riconoscibile”, spiegandone i passaggi parlamentari; Il Manifesto e Il Fatto parlano di un passo indietro rispetto alla Convenzione di Istanbul, dando spazio a voci critiche come quella di Elisa Ercoli di “Differenza Donna”.  

Scarso spazio per Elly Schlein, spesso utilizzata solo come controcampo simbolico a Meloni. RepubblicaCorriere e La Stampa la intervistano e riportano le sue critiche sulla sanità, sui salari e sulle promesse mancate del governo. LiberoIl Giornale e La Verità, invece, la bersagliano duramente: così la foto della Schlein “Befana” postata dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, è raccontata da questi quotidiani come goliardia e il sindaco è una vittima del politicamente corretto. Per Repubblica, Corriere e Manifesto  si tratta invece dell’ennesimo caso di sessismo istituzionale non sanzionato; vari esponenti dem hanno chiesto un intervento della premier, che non c’è stato. 

Sullo stesso tono le polemiche per la foto dei capigruppo campani (tutti uomini) nel nuovo consiglio regionale, che consentono a Libero e Il Giornale di colpire esclusivamente il centrosinistra, parlando di maschilismo del “campo largo” evitando di allargare il discorso all’intero sistema politico, mentre Corriere e Repubblica riconoscono nella foto un simbolo di misoginia strutturale della politica.

Esteri

Le pagine di esteri sono, soprattutto nei primi giorni della settimana, tutte dedicate al blitz americano in Venezuela che ha portato all’arresto del presidente Nicolas Maduro e della moglie. Diventa subito protagonista la figura di Delcy Rodriguez, la vicepresidente che succede a Maduro con il placet degli Stati Uniti. E anche se le sue dichiarazioni iniziali sono di condanna dell’operazione e di annuncio di continuità in nome di Maduro, appare chiaro che Rodriguez può aver avuto un ruolo occulto nei colloqui segreti che hanno portato al blitz.
Il Fatto Quotidiano dedica un ampio ritratto alla vicepresidente, figlia di un guerrigliero di sinistra molto celebre nel paese (fondò il partito rivoluzionario socialista), da ministra del petrolio ha cercato di arginare i danni delle sanzioni. Maduro la definiva una tigre. Trump ora vuole solo che lei obbedisca.
Tutti i quotidiani si dedicano in generale a raccontare lei ma anche il ruolo chiave della famiglia Rodriguez: anche i fratelli di Delcy occupano posizione di vertice. “La signora del petrolio con il padre marxista torturato in carcere” è il titolo di Repubblica. Domani sottolinea che le dichiarazioni della neo presidente fatta dopo il giuramento, al netto delle frasi di propaganda, mostrano che si piegherà alle minacce americane (“lavoreremo insieme”).
Il Giornale fa un ritratto di “Delcy la brutta” firmato da Paolo Manzo, tenendo a precisare che così “la fea” la chiamano anche i suoi. Lei à la vera architetta del sistema di repressione del madurismo.
Il Manifesto evidenzia la doppiezza di Rodriguez che genera interrogativi tra i venezuelani. Chi è davvero? Quella che giura fedeltà a Maduro o che dice agli Usa “lavoriamo insieme”?
Il Corriere costruisce una doppia pagina dedicata a quelle che sembrano le due protagoniste della scena venezuelana: Rodriguez la presidente e Maria Corina Machado, la premio Nobel e leader dell’opposizione scaricata senza troppi complimenti da Trump. Ma al netto di due articoli molto ricchi e interessanti, visivamente sembra si sia voluto create il vecchio schema “Eva contro Eva”. Che non rende giustizia alla complessità della situazione.
Curiosità di linguaggio: mentre uno degli articoli sceglie di non usare l’articolo prima del cognome femminile, il secondo lo fa (Rodriguez e “la” Machado). Al netto dello stile di ciascun articolista forse si dovrebbe andare verso una uniformità. In un senso o nell’altro. Ma pochi giornali hanno questa coerenza.
Il Sole 24ore intervista una geologa venezuelana, Irùa Euribe, con esperienza nel settore petrolifero: il colosso petrolifero statale va snellito per diventare più produttivo (ha 100mila dipendenti molti con scarse competenze). Luciana Castellina sul Manifesto invita a non dimenticare la rivoluzione bolivariana e l’eredità di Chavez: «Caracas era diventata la capitale della più interessante rivoluzione democratica dei nostri tempi». E sempre il Manifesto sente la costituzionalista venezuelana Maria Alejandra Diaz, esponente in esilio di un’opposizione alternativa tanto a Machado quanto al governo autoritario di Maduro. Sara Gandolfi sul Corriere intervista Rosa Villavicencio, ministra degli Esteri colombiana sulle minacce e gli insulti rivolti da Trump al presidente Gustavo Petro che lei ovviamente smonta e rimanda al mittente. Il Fatto Quotidiano ricorda, attraverso l’organizzazione Foro Penal che in Venezuela ci sarebbero in carcere tra gli altri 105 donne e un adolescente.

Nella seconda parte della settimana esplode il caso Minneapolis: la donna uccisa dagli agenti dell’Ice, la 37enne Renee Nicole Good: la passione per la scrittura e la poesia, la famiglia. Era una delle “osservatrici legali” o cop-watcher che monitorano le operazioni dell’agenzia per l’immigrazione: cittadini che pacificamente osservano e filmano perché siano rispettati i diritti delle persone. Su Il Manifesto Giovanna Branca scrive di come il Minnesota di Tim Walz sia nel mirino da mesi. L’ultimo capro espiatorio è la comunità somala molto presente nello stato. Ma tutto è cominciato a giugno con l’uccisione della deputata dem Melissa Hortman e del marito. Uccisione rimasta impigliata nelle teorie di estrema destra del complotto. Per Trump Hortman sarebbe stata uccisa dai suoi e Walz sarebbe coinvolto, cosa che ha scritto su Truth. La sorella della deputata uccisa ha chiesto che Trump rimuovesse quel post.

Sulle proteste in Iran molti i quotidiani che sentono voci femminili. Il Giornale riporta la lettera di una studentessa attivista fuggita negli Usa. Il Corriere e la Stampa intervistano Azar Nasifi, la scrittrice iraniana di “Leggere Lolita a Teheran” che sottolinea che per la prima volta in piazza non ci sono solo le donne e i giovani, ma davvero tutti. E teme per uno scontro armato. Anche la premio Nobel in esilio Shirin Ebadi su La Stampa parla di un Iran al collasso con la preoccupazione sul dopo. Repubblica sente Maysoon Majidi, la giovane regista e attivista iraniana che ha trascorso un anno nelle prigioni italiane sospettata di essere una scafista prima di essere scagionata: sostiene che le proteste diffuse sono sottostimati a causa del black out di internet e vanno lette come una ribellione mai finita dal 2018/19 con il movimento Donna vita libertà.

Solo La Stampa racconta quanto accaduto durante un incontro di Trump con i membri repubblicani della Camera dei Rappresentanti. Il presidente ha usato ironie e imitazioni fisiche per ridicolizzare le atlete transgender, ha mimato e fatto vocine, usando l’esempio del sollevamento pesi e della boxe, per sostenere la sua opposizione alla partecipazione di persone transgender negli sport femminili. E ricordato la campionessa olimpica Imane Khelif, riferendosi all’incontro con la pugile italiana Angela Carini alle Olimpiadi di Parigi 2024.

Condannati in Francia 10 haters di Brigitte Macron che diffondevano sui social falsità ritenute infamanti. Ne danno notizia un po’ tutti. La Verità mette la foto di Brigitte Macron in prima pagina. Il tono è polemico: 10 condannati e uno va in carcere per le insinuazioni: “Brigitte è un uomo”.

Cronaca e femminicidi delitti imperfetti

La cronaca ci restituisce la dose settimanale di violenza sulle donne, che mostra il suo carattere di fenomeno strutturale. Domani del 9 gennaio  in una breve riporta i numeri dei femminicidi, lesbicidi e trans*cidi in Italia nel 2025 , secondo Non una di meno: 84 femminicidi, più 78 tentati, 2 suicidi indotti di ragazzi trans e uno di una persona non binaria.

Il caso che tutti i giornali seguono è quello di Aurora Livoli, 19 anni, trovata morta in un palazzo della periferia di Milano, dopo che si era allontanata da casa, in provincia di Latina. Molto viene scritto su Emilio Gabriel Valdes Velasco, 57 anni , peruviano irregolare già condannato, che identificato attraverso un video,  confessa di averla agganciata sul metro, di averla poi violentata e strangolata, ma sostiene di avere appreso che era morta dalla tv, pensava che dormisse, anzi l’aveva coperta con un giubbotto e l’aveva vegliata per un po’. Il difensore sostiene che è “sconnesso dalla realtà”.  Si delinea il profilo di un aggressore seriale, libero perché nessuno aveva aggiornato il  casellario giudiziario con l’ultima condanna definitiva a 5 anni per violenza sessuale aggravata. E i giornali di destra trattano il caso esclusivamente in chiave anti-immigrati, come Il Giornale  che titola “curriculum di un criminale”, altri lo definiscono “il peruviano” o “il clandestino”. La Stampa precisa che i reati contestati sono quelli di omicidio volontario aggravato e violenza sessuale. I pm hanno anche valutato di contestare – sarebbe stata la prima volta – il nuovo reato di femminicidio entrato in vigore lo scorso 17 dicembre. L’assenza di una conoscenza pregressa tra il cinquantasettenne e la giovane, ha fatto propendere, in attesa di ulteriori accertamenti, per l’accusa di omicidio. Dal che si vede come sia complesso classificare questa nuova fattispecie di reato. 

Ancora La Stampa  intervista Anna Ronfani,  vicepresidente del Telefono Rosa Piemonte: «Il femminicidio è per definizione il delitto imperfetto. Chi lo compie o si suicida, o si costituisce o, in caso volesse fuggire e nascondersi, viene rintracciato in breve tempo. Per questo bisogna agire prima, prevenire». Insiste sulla necessità di corsi strutturati nelle scuole e riporta i dati di una recente ricerca di Save the Children con Ipsos, fatta su un campione di 400 adolescenti tra i 14 e i 18 anni e 400 genitori con un figlio in quel range d’età, è emerso che solo il 47% al centro nord e il 37% nelle isole ha frequentato una sorta di corso di educazione affettiva. Di questi, il 44% ha frequentato un breve ciclo di incontri, il 32% un unico evento. È evidente che queste iniziative di educazione affettiva e sessuale sono frammentarie e insufficienti, e le diseguaglianze sono ingiustificabili. «Il patriarcato giuridico è stato sconfitto. È quello culturale e sociale che esiste ancora».

Il bollettino è fatto soprattutto di notizie brevi, a volte senza nomi. A Castel Rangone, Modena, un uomo di 90 anni che «avrebbe problemi cognitivi dovuti all’età» uccide la figlia 60enne con un corpo contundente. A Capriolo nel Bresciano, una donna di 45 anni, aggredita a forbiciate dal marito durante una lite “per futili motivi”. Nei giorni scorsi aveva denunciato il marito per maltrattamenti ed era stato attivato il Codice rosso.  Merita poco spazio la notizia della morte  di una trentatreenne di origini nigeriane dopo dieci giorni di agonia, massacrata di botte dall’ex compagno a Castel Volturno. Ora l’uomo è in carcere. Il Corriere è uno dei pochi giornali che parla del tentato femminicidio a Monfalcone: un uomo di 76 anni, Paolo Utili, ha ripetutamente accoltellato la compagna di 63 anni, Maria Rosa Kodermaz e, credendo probabilmente che la donna fosse morta, si è tolto la vita utilizzando la stessa arma. Lei in condizioni gravi.
Sempre sul Corriere, una donna è stata cosparsa di benzina dal marito (un violento che «lei non aveva mai trovato il coraggio di denunciare in 20 anni di matrimonio» – frase infelice dell’articolo di cronaca), ma il figlio 15enne ha tolto l’accendino dalle mani del padre che è stato arrestato.

Sul fronte della cronaca giudiziaria ecco “Garlasco senza fine“, come titola Il Giornale. Chiara Poggi non ha mai viso le foto hard sul pc di Alberto Stasi. E’  l’ultima novità della nuova inchiesta della Procura di Pavia che confuta la sentenza della Cassazione che ha condannato Stasi, in prigione da 10 anni, senza citare alcun movente, ma facendo riferimento a  quelle foto che avrebbero potuto scatenare l’ira di Chiara Poggi.

Violenza digitale

Sul Manifesto, il 10 gennaio, un servizio sulle donne spogliate e denudate dall’intelligenza artificiale: Grock, il chatbot di X sta inondando la piattaforma di Elon Musk di immagini di minorenni, o   così almeno appaiono, e celebrity. Il fenomeno è esploso tra fine 2025 e inizio 26 quando gli utenti hanno chiesto di realizzare deepfake, utilizzando parole come lingerie, e chiedendo di accentuare caratteristiche, come l’aumento del seno. Fra le vittime, influencer e politiche, come Alexandra Ocasio Cortez, deputata dem Usa e persino una delle madri dei 14 figli d i Musk, Shley St Clair che ha dichiarato di essere stata spogliata da Grok. Secondo la ricercatrice Genevieve Oh, Grok produce circa 6700 immagini di questo tipo ogni ora.

Oltralpe, il tribunale di Parigi ha emesso una sentenza nei confronti di dieci persone che avevano tormentato online la first lady francese Brigitte Macron sostenendo che fosse un uomo, e accusandola di pedofilia  per la  differenza di età  con l’attuale marito. I giudici hanno condannato gli imputati a 8 mesi di reclusione, con la sospensione della pena, e con l’obbligo di seguire un corso di sensibilizzazione sui danni del bullismo digitale. Tra gli imputati ci sono anche donne. Alla vigilia della sentenza, la first lady ha risposto con un’intervista alla rete televisiva Tf1: «Ho fatto causa per dare un esempio, per aiutare altre vittime del cyberbullismo, in particolare gli adolescenti».

L’altro grande fatto di cronaca che ha preso spazio sui giornali è il rogo di Crans Montana, dove a Capodanno hanno perso la vita 40 persone. I Le figure femminili che emergono sono la procuratrice generale del canton Vallese Beatrice Pilloud , molto criticata per il ritardo con cui ha emesso il mandato di arresto per il titolare del locale Le Constellation, Jacques Moretti, imputato per omicidio volontario; la moglie Jessica Moretti, ai domiciliari, per la quale il Giornale ha titolato “Non crediamo a quelle lacrime“, e le tante mamme dei ragazzi vittime dell’incendio di Capodanno.
Libero ha sostenuto la linea dell’orgoglio nazionale per tutta la settimana, fino a dar voce ad una sua amica, zia di un ragazzo coinvolto nella strage, che ha dichiarato: «Orgogliosa di essere italiana. Mi sono commossa davanti al tricolore nella zona dedicata alle famiglie dei dispersi», a proposito dell’efficienza e della vicinanza dell’Italia.

Tra cronaca e politica, Domani pubblica la notizia che a Sanremo il vescovo Antonio Suetta dal 28 dicembre 2025 tutte le sere fa suonare la campana per i bambini mai nati  a causa dell’aborto. Varie proteste da parte del Pd locale, mentre la  consigliera di parità della Regione Liguria Laura Amoretti ha scritto al Papa per protestare contro questa iniziativa che contrasta con uno Stato laico e esprime un giudizio pubblico su una libera scelta. L’8 gennaio a Savona si è svolto un flash mob della Rete l’abuso e di Uaar cove ad ogni rintocco di campana sono stati letti i nomi di più di mille vittime di preti pedofili.

Economia e lavoro

La notizia della settimana ruota attorno ai dati Istat diffusi l’8 gennaio. Dati che si prestano ad una lettura ambivalente soprattutto per quanto riguarda il lavoro. In sintesi cala la disoccupazione al 5,7%, sotto la media europea (6,3%), cala anche il tasso di disoccupazione giovanile che passa dal 19,6 al 18,8%. Ma crescono gli inattivi, la cui quota è salita al 33,5%, 12,4 milioni di persone hanno rinunciato a cercare un impiego, e resta il nodo della disoccupazione femminile: il tasso d’inattività femminile rimane ancora superiore al 42% contro il 24,7% degli uomini e l’occupazione è al 54 % delle donne contro il 71,1 % degli uomini. Come spiega in un’analisi sulla Stampa la sociologa Chiara Saraceno gli inattivi «comprendono, come è noto, non solo gli studenti (che non sembrano aumentati, che sarebbe una bella notizia), o i pensionati precoci, ma anche coloro, per lo più donne, che escono dal mercato del lavoro, o non ci entrano affatto, perché non riescono a conciliare famiglia e lavoro, i lavoratori e le lavoratrici coinvolti in crisi aziendali a pochi anni dalla pensione e che non hanno nessuna chance nel mercato del lavoro, infine, coloro che non cercano lavoro perché sono scoraggiati, magari dopo troppe esperienze di precarietà». Sul Manifesto anche Andrea Colombo sottolinea anche il dato allarmante dei salari che restano bassi (12% in meno dell’Europa) e cita anche il Financial Time che riconosce al governo italiano di Meloni di aver ridotto il deficit contro ogni aspettativa, ma «fatica a delineare una visione chiara per il Paese e dimostra scarso interesse per riforme strutturali». Anche la sociologa delle diseguaglianze all’Università di Torino Marianna Filandri, intervistata dal Manifesto, sostiene che non c’è niente di cui gioire: «Il mercato del lavoro è in pessima salute». Sottolinea il 15 % degli occupati a termine e il part time involontario molto diffuso. Punta sullo squilibrio generazionale l’analisi del Fatto quotidiano: «“Successo” di Meloni. I giovani smettono di cercar lavoro e la presidente del Consiglio si rallegra per il “calo storico” dei disoccupati con un post su Facebook. Il calo della disoccupazione al 5,7 per cento a novembre si incrocia con l’aumentato tasso di inattività dei 15-24 enni e dei 35-49enni».

Sul tema economico da segnalare un articolo del Sole sulle misure previste nella legge di bilancio per le famiglie: «Bonus mamme dal 1° gennaio 2026 da 40 a 60 euro Fondi per le assunzioni femminili». Si parla di sgravi fiscali per madri lavoratrici ma solo con tre figli sotto i 18 anni  Per i congedi parentali l’età massima dei figli passa da 12 a 14 anni, mentre il congedo di paternità resta inchiodato ai 10 giorni.

Sempre sul welfare Chiara Saraceno sulla Stampa analizza il  provvedimento contenuto nella manovra che stabilisce il livello essenziale di prestazione (Lep), che assegna un’ora di assistenza domiciliare alla settimana alle persone non autosufficienti, fatto salvo la platea dei beneficiari e le risorse disponibili. Una presa in giro che ricadrà sulle donne.

Infine da notare il vago sessismo con il quale la Verità commenta un editoriale sul Corriere dell’economista Lucrezia Reichlin: dopo aver ricordato che è figlia del «mitico Alfredo Reichlin, figura storica del Pci e del Pds» (chissà perché si sente il bisogno di ricordare di essere sempre mogli o figlie di qualcuno anche quando non c’entra) si legge: «Reichlin si duole del fatto che oggi la politica ha ripreso il primato sull’economia. Suo padre l’avrebbe messa in castigo per un’osservazione del genere».

Lo sport

Verrebbe quasi voglia, provocatoriamente, di lasciare completamente vuoto lo spazio che questa rassegna dedica allo sport perché  – lo abbiamo capito – è inutile farci illusioni sperando che la situazione migliori: sui giornali  la declinazione al femminile in questo ambito non c’è e quando anche ci sia è talmente residuale da non incidere minimamente nel panorama complessivo dell’informazione.  Anche questa settimana, come ci capita sempre da tanti anni, il quadro è dunque desolante anche se quando si vince sono tutti pronti a salire sul carro. Un quadro peggiorato dal fatto che manca meno di un mese alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina dove sicuramente le nostre atlete reciteranno un ruolo di tutto rispetto. Propria la preparazione in vista dell’appuntamento olimpico riesce a strappare un minimo di attenzione fra il cauto ottimismo a 9 mesi dal crac di Federica Brignone (però su Qn la parola viene data al fratello Davide) e le aspettative di Sofia Goggia. Ci piace notare che nell’avvicinamento alle nostre  Olimpiadi  Avvenire dedichi una pagina ai tedofori portatori di messaggi di inclusività e solidarietà come Benedetta De Luca,  avvocatessa (sic), content creator e disability advocacy, oltre che fondatrice del brand “Italian Inclusive Fashion”, nota per il suo impegno nell’inclusione delle persone con disabilità. 

Per il resto briciole di volley con Conegliano, Scandicci, Novara e Chieri impegnate nelle coppe europee e di calcio con la rivalità sempre più accesa fra Juventus e Roma. Dobbiamo poi accontentarci di un’ampia intervista su Repubblica alla nuotatrice Simona Quadarella che parte per una nuova avventura in Australia dopo la separazione dal suo coach storico Cristian Minotti e dal fidanzato convivente. «Dopo ogni sconfitta – dice –  rinasco per orgoglio ma anche perché noi investiamo tanto, rinunciamo a una parte di gioventù e se questa è la vita che ho scelto perché mollare. Ho capito che posso fare da sola, non ho bisogno di qualcuno accanto». Scelte personali le fa (raccontate  sempre su Repubblica) anche la regina del mezzofondo la keniana venticinquenne Beatrice Chebet (due ori olimpici a Parigi e due titoli mondiali a Tokio) che ha deciso di fermarsi per diventare mamma. 

L’inossidabile Venus Williams “infinita Venus” si conquista uno spazio sul Messaggero perché a 45 anni e 6 mesi «ricca, famosissima e appena convolata a nozze con un modello italiano bello e  avvenente quanto lei, forzatamente senza figli cui dimostrare quanto è stata forte (?) diventa la piu anziana concorrente degli Austrian Open». Nel pezzo la si definisce pioniera del tennis femminile grazie a potenza, atletismo e aggressività. E non è l’unica a sfidare l’età: di taglio basso trova spazio un pezzo sugli atleti ultra quarantenni che vincono alla grande, il cui volto simbolo è la sciatrice Lindsey Vonn

A cavallo fra cronaca e sport su Domani l’ ampia intervista a Kim Meylemans e Nicole Rocha Silveira, campionesse di slittino da poco sposate. Una parteciperà per il Belgio, l’ altra per il Brasile. A Cortina, sostengono, sarà davvero speciale partecipare come coppia, un messaggio anche politico  dato che in Italia il governo sta prendendo decisioni e promulgando leggi che danneggiano la comunità Lgbtq+.

La dimostrazione che il disinteresse per lo sport femminile è diffuso ci viene infine anche dal pezzo che il Sole 24 ore dedica con ben due pagine ai successi del tennis italiano e in particolare alla Federtennis che nel 2025 ha incassato 230 milioni sorpassando anche il calcio. Merito ovviamente solo di Jannik Sinner e compagni di genere, non avevamo dubbi. Tenniste non pervenute.

Una nota positiva dall’intervista su Repubblica all’alpinista marocchina Bouchra Baibanou, ingegnera, che ha scalato il Kilimangiaro e le vette dell’Himalaya. E’ la prima donna africana a completare le Seven Summits, le vette più alte di ogni continente. Titolo: “Dal Marocco all’Everest l’alpinista con il velo: Allah mi protegge lassù”. Nell’intervista, racconta come ha iniziato, il rapporto col marito e la figlia e anche il fatto che da qualche anno ha lasciato il lavoro e ha fondato un’associazione per incoraggiare le ragazze del Marocco a seguire i propri sogni.

Ringraziamenti speciali

Chiudiamo con una intervista e un ringraziamento speciale. Sul Fatto QuotidianoAnna Ferzetti in sala con La grazia di Paolo Sorrentino, ha parlato del suo ruolo: «Mi sono ritrovata, nel film, a lottare con questioni che mi appartenevano da ragazzina con mio padre. (Gabriele Ferzetti ndr) Dorotea è una donna rotta, decide di vivere con questo padre, di occuparsene, dipendere da lui. Un uomo incapace di esprimere determinate cose, attaccato al passato e con una enorme difficoltà di vedere il futuro: così era mio padre e forse la sua generazione».  «Ah devo ringraziarla». Di cosa? chiede l’interistatore Federico Pontiggia. «Di non avermi chiesto anche lei perché non mi sposo. Me lo domandano ancora, è allucinante, leggessero quel che ho già detto. Non mi sposo e basta».


Questa rassegna è frutto del lavoro di squadra di Luisa Brambilla, Laura Fasano, Paola Farina, Elisa Messina, Paola Rizzi, Luisella Seveso, Maria Luisa Villa.

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